Escursioni

Alcuni Posti Da Visitare Intorno A Noi

Ischia di Castro

Era un'antica città nel cuore della Maremma Laziale, capitale del Ducato di Castro. Fu distrutta nel 1946 dopo il saccheggio da Innocenzo X Pamphili, nemico dei Farnese, l'assedio e la deportazione dei suoi abitanti. La città sorgeva su di un costone tufaceo compreso tra il fiume Olpeta e il fosso del Filonica, a 12km dall'odierna Farnese e a 5km dal fiume Fiora. Le origini risalgono alla Preistoria; tracce del passaggio dell'uomo sono state rinvenute nelle località Chiusa del Vescovo e dell'Infernaccio. Poi fu sede di una non meglio identificata città etrusca, forse Statonia. Nella vicina necropoli sono presenti numerose sepolture, fra cui la famosa Tomba della Biga, rinvenuta da archeologi belgi nel 1967. Oggi l'antica Città di Castro si trova nel territorio comunale. La visita all'area archeologica richiede circa 2 o 3 ore. In generale nella zona fa sempre molto caldo, è consigliabile portare acqua a sufficienza.

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Palazzo del Rivellino

L'antico palazzo comunale di Tuscania è detto Palazzo del Rivellino. Fu innalzato durante il cosiddetto decennio ghibellino (1253 – 1263): si presentava come una costruzione fortificata, costituita da un palazzo, un cortile interno e una piazza d'armi, e realizzata sulle fondazioni di due grandi torri quadrate (datate nel XII – primi XIII secolo) appartenenti ad un primitivo palazzo di proprietà privata ma già utilizzato dal Comune nella prima metà del 1200. Il palazzo fu sede del Consiglio e del Priore, verso la fine del XIII secolo, diventò residenza del Podestà; già alla fine del XIII secolo il Rettore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia e la sua Curia trascorrevano l'inverno all'interno del palazzo pubblico di Tuscania. Nella metà del XIV secolo il complesso subì un'ulteriore ampliamento con  una recinzione fortificata esterna e di una cinta muraria delle sperone roccioso: in tal modo venne realizzata una piccola rocca forse voluta dal Governo Papale dopo che Giovanni di Vico riconquistò Tuscania nel 1348. Nel 1493, a causa del degrado dell'edificio, il Podestà venne trasferito e alcuni anni dopo il sacco della retroguardia di Carlo VIII venne completamente abbandonato. Oggi il palazzo si presenta interamente distrutto fatta eccezione per il solo muro meridionale, caratterizzato da merlature ghibelline e da un camminamento perimetrale superiore al quale si accede tramite una torretta circolare su mensola (unico esempio del genere presente nel centro Italia).

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Parco Vulci

Vulci è un'antica città etrusca nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale. Sorta su un pianoro di circa 120 ettari (ha) e lambita dal fiume Fiora, fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale. Grazie all'importante emporio commerciale di Regisvilla affluirono dalla Grecia e dalle regioni orientali del Mediterraneo splendidi oggetti che, le ricerche archeologiche susseguitesi nel corso di oltre due secoli, hanno permesso di riportare alla luce questi materiali attualmente sono il vanto dei più importanti musei del mondo. Le necropoli che circondano la città sono situate nelle località di Poggio Maremma, Cavalupo, Ponte Rotto, Polledrara, Osteria, Campo Maggio e Camposcala. Vi si trovano migliaia di tombe, con forme e tipologie diverse. Tra le più note sono il grandioso tumulo della Cuccumella (alto 18 metri e con un diametro di 70 metri), la Cuccumelletta, la tomba François, quelle dei Tori, delle Iscrizioni e dei Due Ingressi. Recentemente nella necropoli dell' Osteria è stata riportata alla luce e resa fruibile dopo un lungo restauro, l'imponente Tomba della Sfinge. Oltre a queste testimonianze che testimoniano della grande importanza che ebbe Vulci in epoca etrusca, nell'area compresa nel Parco Naturalistico ed Archeologico sono presenti altri monumenti assai suggestivi fra cui il maestoso ponte del Diavolo (III sec. a.C.) che con i suoi oltre 20 metri di altezza domina il fiume Fiora di fronte al castello medievale dell'Abbadia (XII sec.).

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Tombe Etrusche Tarquinia

A Tarquinia (VT), un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico. Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniense; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza. Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniense, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardo-etrusco.

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Saturnia

Le terme di Saturnia costituiscono un insieme di sorgenti termali situate nel comune di Manciano, a pochi chilometri dalla località di Saturnia, rispetto alla quale sorgono nella sottostante vallata sud-orientale. Le sorgenti termali che alimentano le terme interessano un vasto territorio che spazia dal monte Amiata alle Colline dell'Albegna e del Fiora, fino a raggiungere la Maremma grossetana presso Roselle (terme di Roselle) e Talamone (Terme dell'Osa). Secondo una leggenda, le terme di Saturnia, note anche agli Etruschi e ai Romani, si sarebbero formate nel punto in cui cadde sulla Terra un fulmine che Giove scagliò contro Saturno, mancandolo, a seguito di un violento litigio scoppiato tra le due divinità mitologiche. Le acque sulfuree sgorgano ad una temperatura di 37,5 °C e hanno rinomate proprietà terapeutiche, donando relax e benessere al solo immergervisi. Le principali cascate termali sono le cascate del Mulino, situate presso un vecchio mulino e le cascate del Gorello. La portata della sorgente è di circa 800 litri al secondo e ciò garantisce un ottimale ricambio d'acqua; questa, a livello chimico, risulta sulfurea, carbonica, solfata, bicarbonato–alcalina, terrosa, con presenza di gas di idrogeno solforato ed anidride carbonica. I sali minerali disciolti nell'acqua ammontano a 2,79 grammi per litro. L'area termale di Saturnia presenta, nel suo complesso, una vasta area liberamente fruibile ed una zona dove si è sviluppato il lussuoso stabilimento termale delle terme di Saturnia.

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Bomarzo Parco dei Mostri

Il Parco dei Mostri si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie. Al suo interno trovano posto un gran numero di sculture di varia grandezza ritraenti animali mitologici, ma anche edifici che riprendono il mondo classico e/o annullano le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore. Le sculture sono state realizzate in basalto, materiale disponibile in quantità massicce in loco; molte attrazioni sono contrassegnate da iscrizioni enigmatiche e misteriose, sopravvissute purtroppo in piccola parte. Tuttavia è bene notare che l'attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è, salvo alcuni casi documentati, quello originario, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso. Non si conosce l'originario scopo con cui il parco è stato costruito: nel corso del tempo sono state formulate numerose ipotesi che vedrebbero il luogo come un "percorso iniziatico". Di certo Vicino Orsini volle semplicemente dotarsi di un luogo incantato per il piacere altrui o personale.

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